OMOFOBIA, PARLAMENTO APPROVI LEGGE IDV

Oggi è la giornata Internazionale contro l’omofobia, in rispetto dei principi sanciti dalla nostra Carta costituzionale e dall’Unione europea.

Non è una di quelle giornata così, tanto per celebrare qualcosa. Ogni giorno, anche in Italia, si registrano episodi odiosi di stampo omofobo a danno di nostri connazionali. Ciò vuol dire che, al di là delle belle parole, l’omofobia è una serpe che striscia ancora in molti. E’ capitato spesso che anche rappresentanti delle istituzioni, abbiano pronunciato offensive e spregevoli frasi di tale fatta, non degne del ruolo a loro affidato.

Ebbene, io credo che il Parlamento, soprattutto il Parlamento, abbia grandi responsabilità e colpe, perché ancora non è riuscito ad approvare una legge che tuteli le persone offese da reati di stampo omofobo. Se ne fa un gran parlare, si è discusso fino allo spasmo, ma alla prova dei fatti, una rete trasversale ha puntualmente cassato il provvedimento.

Italia dei Valori ha presentato una proposta di legge chiara, seria ed inequivocabile. Porta la firma del nostro capogruppo in commissione Giustizia, Federico Palomba, e di quella del presidente Antonio Di Pietro. E’ una legge semplice e chiara, che non costerebbe nessuna fatica. La nostra proposta chiede semplicemente l’estensione della legge Mancino, che condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi, ai reati di stampo omofobo. La nostra proposta non contiene una semplice aggravante, dunque, ma estende la più severa pena prevista dalla legge Mancino. Basterebbe poco. E sarebbe una risposta concreta al tanto parlare che si fa.

Le celebrazioni non bastano. L’intolleranza omofoba è un problema sociale e il Parlamento ha il dovere di intervenire per contrastare questo fenomeno odioso e intollerabile. Subito dopo il falso in bilancio, l’Italia dei Valori chiederà che sia ripresa con urgenza la discussione sulla proposta di legge sul contrasto all’omofobia ed alla transfobia.

legittimi sospetti sui centristi

Chi tocca la giustizia "muore". Quello che è accaduto ieri in commissione giustizia fa affiorare alla mente dei legittimi sospetti. E ragionevoli dubbi. Chi tocca la giustizia "muore", governo Monti compreso. Che il Pdl ricatti il governo sulla giustizia, è una certezza politica.

Il ministro Severino, che pure vorrebbe smarcarsi da un giogo pericoloso, ha una libertà d’azione molto limitata perché sa che dalle sue azioni dipende la sopravvivenza stessa del governo. Questo ricatto permanente si traduce in una mazzata alla nostra economia, che avrebbe bisogno di nuove regole, di trasparenza, di legalità.

In tutti i paesi del mondo che si riconoscono nell’ampio pensiero politico del liberalismo (di destra e di sinistra) e che applicano questi principi anche all’economia, le norme sul falso in bilancio sono severissime, così come quelle sulla corruzione. Negli Stati Uniti la lotta al falso in bilancio è una regola quasi religiosa. E non potrebbe essere altrimenti, perché si tratta dell’architrave del sistema economico e di mercato. Se le società presentano bilanci falsi, tutto il sistema crolla.

L’ostruzionismo del Pdl, che vuole difendere Berlusconi dai processi, è un danno enorme per tutta l’Italia. E questo lo sanno tutti i politici minimamente informati sulle questioni economiche e sociali dell’Italia. Compresi quelli dell’Udc. Perché, allora, il partito di Casini ha avuto un atteggiamento così ambiguo? Ha prima appoggiato la proposta del Pdl, contraria alle reintroduzione del falso in bilancio, e, dopo la ‘sconfessione’ del governo di quell’emendamento, ha detto che avrebbe valutato in Aula il provvedimento.

Fallita la costituzione del Terzo Polo assistiamo ad un riavvicinamento a Berlusconi. Forse il capo dell’Udc pensa di poter ereditare i voti in libera uscita dal Pdl e mira a diventare il nuovo leader del centrodestra.
Una scelta politica legittima, per carità. Ne ha tutto il diritto. Così come noi abbiamo il dovere di avvertire il Pd sui rischi di una rincorsa ai cosiddetti centristi che le urne hanno dimostrato essere perdente.

ANTI-CORRUZIONE: INDOVINATE CHI GIOCA SPORCO...

Il Pdl getta la maschera. Oggi le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, si sono riunite con il compito di procedere all’esame del ddl-anticorruzione. Ebbene, in un’ora e mezza si è riusciti a votare un solo emendamento.

I deputati del Pdl hanno rallentato la seduta congiunta delle commissioni, intervenendo a raffica anche su questioni procedurali e mettendo in atto una sorta di ostruzionismo, facendo capire chiaramente che aria tira. Il ddl anti-corruzione è calendarizzato per il prossimo 28 maggio ed è chiaro che, procedendo con questo ritmo, non si riuscirà mai a farlo approdare in Aula per quella data.

Italia dei Valori, nei giorni scorsi, ha preteso che si andasse in Aula con un testo votato dalla commissione e non con l’articolo 9 previsto dal Ddl Alfano che è una vera e propria indecenza. Avevamo anche richiamato i presidenti delle commissioni, affinché non ammettessero nessuna forma di ostruzionismo da parte del Pdl.

Le commissioni devono pronunciarsi chiaramente sulle due opzioni: o quella del governo, che propone lo spacchettamento del delitto di concussione, separando e punendo meno gravemente quello per induzione, col rischio, non voluto, ma concreto, che gravi processi in corso vengano di fatto cancellati, o quella dell’Italia dei Valori, che vuole punire allo stesso modo corruzione e concussione. Sarebbe un segnale di reazione molto forte dello Stato ai gravissimi fenomeni corruttivi in atto.

Quello che sta facendo il Pdl é una vigliaccata. Noi ci opporremo. E’ chiaro che l’ostruzionismo vergognoso, strisciante, sciocco e becero del Pdl, ha il solo scopo di portare in Aula il vecchio Ddl Alfano. Ma non c’è trippa per gatti. Quel ddl è una indecenza ed è bene che faccia la fine che merita. E a questi signori ricordiamo che la corruzione brucia 60 miliardi di euro l’anno. E’ troppo poco?

CALCI DI RIGORE

Due manager - banchieri - squali chiacchierano. Uno dice "abbiamo vissuto troppi anni al di sopra delle loro possibilità". Una battuta, una freddura letta qualche tempo fa su Internazionale che spiega meglio di un libro la crisi economica. Ma i cittadini stanno dicendo basta. Dappertutto. Anche ieri hanno dato un calcio al rigore. O meglio, a questo rigore, cha fa pagare ai più deboli il conto lasciato da altri.

I cittadini tedeschi dei lander tedeschi più importanti hanno bocciato senza appello la politica della Merkel. Se persino i tedeschi non ne possono più del rigore privo di attenzione sociale vuol dire che è proprio ora di una sterzata. Il vento in Europa è cambiato e non spinge più le vele del centrodestra, le cui politiche sono responsabili di una crisi economica senza precedenti.

I cittadini di Francia, Grecia, Italia e ora Germania hanno detto basta a manovre impopolari che fanno scontare il peso della recessione non ai responsabili, ma ai poveri cristi. E in Italia ancora non si muove una foglia sulla riduzione della ‘cattiva spesa pubblica’. Tagli e sacrifici per tutti ma senza veri interventi strutturali. Questo governo di ‘tecnici’ ha ridato un po’ di credibilità internazionale al Paese (peraltro commissariato da anni) ma non ha prodotto praticamente nulla di buono sul fronte interno.

Oggi, intanto, arriva in Aula la legge sul finanziamento dei partiti. Chiamata pomposamente ‘norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici’. Presenteremo emendamenti, daremo il nostro contributo se c’è l’intenzione di fare una legge seria, se, invece, si tratterà di un maquillage tanto per gettare fumo negli occhi dei cittadini, saremo pronti all’opposizione e alla denuncia.

E non solo: oggi siamo passati dalle parole ai fatti ed abbiamo consegnato alla Camera 200.000 firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare per l’abrogazione del finanziamento pubblico. Se dal parlamento non verrà fuori una buona legge, non lavoreremo sulla legge d’iniziativa popolare. Se neanche questa passerà, ci penseranno i cittadini col referendum. Un calcio al rigore ed un altro alle cattive spese.

2+2 non fa 4

Tag: Idv , patto di Vasto , Pd , Sel

Che aspettiamo? Quanto altro tempo dovremo perdere a parlare del nulla? L’Italia ha l’esigenza immediata di uscire dalla crisi e di essere guidata da un governo politico, espressione della volontà popolare. Questo sembra finalmente essere chiaro a tutti, ma manca il passaggio successivo: l’azione per costruire il nuovo centrosinistra e la vera alternativa di governo.

In questi giorni nel centrosinistra si assiste a dibattiti che presentano tratti surreali. Ho paura che qualcuno si senta troppo sicuro di vincere perché ha visto il Pdl smaterializzarsi alle elezioni amministrative. Non cadiamo nella trappola.

Se c’è una cosa che queste elezioni hanno dimostrato, è la voglia di cambiamento, di serietà e di innovazione dell’opinione pubblica italiana. Non si vinceranno le prossime elezioni facendo all’ultimo momento un’alleanza composta da sigle di partiti, senza un programma vero e senza un leader autorevole, credibile e condiviso.

In politica 2 + 2 non sempre fa 4, anzi, quasi mai. Le coalizioni non sono somme algebriche di risultati elettorali. Sarebbe troppo semplice. Per ottenere la fiducia e il voto dei cittadini devono rappresentare un progetto, una visione della società, una proposta. E questo è il punto principale.

Oggi tutti i sondaggi dicono che l’alleanza di centrosinistra fondata sull’asse Pd-Idv-Sel sarebbe vincente alle politiche nazionali. D’accordo, bene, ottimo punto di partenza, ma solo di partenza. L’arrivo è piuttosto lontano e raggiungerlo dipende solo da noi, dal Pd (soprattutto) e da Sel.

CAPITALI IN SVIZZERA: IL GOVERNO E’ VENUTO A CANOSSA

Il governo è venuto a Canossa. Ricordate la nostra proposta di fare un accordo con la Svizzera per imporre una tassazione sui fondi illecitamente trasferiti nel paese elvetico? Lo avevamo proposto a Monti cinque mesi fa. Italia dei Valori partiva da un dato, diffuso proprio dal Ministero dell’Economia, che Monti dirige ad interim: in Svizzera ci sono tra i 100 e i 150 miliardi di euro di fondi trasferiti in Svizzera da italiani che non hanno pagato le tasse. La risposta del presidente del Consiglio Monti fu un austero diniego. Secondo lui sarebbe stato una sorta di condono.

Non vi era e non vi è dubbio che addivenire ad un accordo con la Svizzera sui fondi illecitamente trasferiti, significava e significa accedere ad una sorta di condono. Fermo restando che, in tutti questi mesi, Monti, pur sostenendo a gran voce la lotta all’evasione fiscale, non ci mai ha spiegato come farla, senza varare un provvedimento che non avesse minimamente la struttura del condono, e una volta appurato che non c’è altro modo per recuperare i capitali evasi, la domanda era ed è: meglio tentare comunque di farlo o lasciare tutti quei soldi lì con buona pace di tutti e soprattutto degli evasori, mentre il paese affoga sotto una crisi economica sempre più soffocante?

Dopo cinque mesi, l’uomo del Monti ha detto sì. Accordo con la Svizzera sia. “I tempi sono maturi. L’Italia è pronta, assieme alla Svizzera, ad affrontare lo spigoloso capitolo della regolarizzazione dei capitali evasi da italiani nei forzieri elvetici” lo ha annunciato il viceministro dell’Economia Grilli. D’altronde, Gran Bretagna e Germania è già un pezzo che lo fanno e, di recente, si è aggiunta anche l’Austria.

Noi l’avevamo detto e suggerito cinque mesi fa. Già si è perso troppo tempo. Ora ci auguriamo che si passi definitivamente dalle parole ai fatti. Soprattutto perché nelle casse dissanguate di questa povera Italia potrebbero affluire fino a 25 miliardi di euro. Senza contare il fatto che si darebbe un duro colpo agli evasori fiscale e si segnerebbe un punto a favore della legalità. E’ troppo poco?

SACE, EUTANASIA INDUSTRIALE ALL’ITALIANA

Tag: fiat , Passera , Sace

Sace, scandalosa Sace, parte quinta. Gli antefatti li conoscete già. Ne ho più volte parlato su questo blog, pubblicando i documenti sugli scandali incommentabili che riguardano questa società non quotata e interamente controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, società, dunque, a capitale interamente pubblico, i cui membri del Cda hanno ben pensato di rimpolpare gli stipendi a se stessi.

Ma non è tutto. Gli scandali continuano. Abbiamo ricevuto nuovi, inoppugnabili documenti che lo testimoniano e che ci hanno spinto ad interrogare, durante il question time di ieri, il ministro Passera. Gli ultimi documenti in nostro possesso attestano che la Fiat ha chiesto e ottenuto dalla Sace la garanzia del 100% dei propri investimenti in Serbia, con un impegno assicurativo di ben 230 milioni di euro per ammodernare e ampliare il suo stabilimento. Ora, mi chiedo, ed abbiamo chiesto ieri al governo, è giusto che esso, invece che attrarre investimenti produttivi dall'estero, faccia ponti d'oro e sostenga, attraverso la Sace, cioè con una società privata ma totalmente in mano al ministero dell'Economia, l'esportazione e la delocalizzazione delle nostre fabbriche all'estero?

Di fatto, grazie a questa operazione, abbiamo assistito alla chiusura di Termini Imerese e al trasferimento del segmento compact della gamma Fiat di Mirafiori, attività delocalizzata nei Balcani. Quanti casi ancora di eutanasia industriale all'italiana dobbiamo ancora attenderci?

Che i soldi della Sace, cioè i soldi pubblici, come sostiene il ministro Passera, siano destinati alla Fiat per operazioni di investimento all'estero attraverso la Bei, non cambia la sostanza delle cose: è come fare il gioco delle tre carte. L'Italia ha interesse a iniziative del governo tese a mantenere e radicare in Italia le nostre fabbriche piuttosto che ad incentivarne, direttamente o indirettamente, l'esportazione.

Ed allora, come abbiamo detto in aula al ministro Passera, visto che al governo piacciono i titoli ad effetto, dopo il decreto Salva-Italia, Cresci-Italia e Semplifica-Italia, ci attendiamo da subito un'inversione di queste politiche che non portino al suicidio il nostro sistema produttivo. Faccia subito un decreto "Produci in Italia". Il titolo è ad effetto e l’economia del Paese potrà trarne vantaggio.

Pd si desti, cantiere con Idv e Sel

Tag: grillo , Idv , Pd , Sel

Il voto in Francia, Grecia, Germania e Italia ha sconvolto il quadro politico ed aperto nuovi scenari in Europa e in Italia. La politica del rigore imposta dalla cancelliera Merkel è stata bocciata senza appello. Hollande si candida a guidare una nuova Europa, più attenta ai cittadini, meno schiava della finanza. Se fallirà nel suo obiettivo è difficile prevedere che l’Unione possa restare così com’è. E sarebbe un guaio per tutti, a cominciare dall’Italia.

Guardando a casa nostra, invece, il messaggio è stato netto e chiaro: c’è voglia di rottura col passato, di rinnovamento e soprattutto di una nuova politica. Il Pdl è stato spazzato via, raggiungendo percentuali da cespuglio. La Lega ha perso in Nord. Il centro tiene ma dimostra che lì non si vince. Solo il centrosinistra ha ottenuto buoni risultati, ma non c’è da gioire perché hanno votato solo 6 persone su 10.

Una disaffezione comprensibile e giustificata, attesa persino. Così come l’expolit di Grillo, che con il suo Cinque Stelle è ora una forza politica a tutti gli effetti. Sottovalutare il fenomeno Grillo o, peggio, cercare di demonizzarlo o ridicolizzarlo è un’idiozia. Si può certo discutere dei suoi toni e del suo posizionamento, ma le istanze che porta avanti sono sentite e giuste. Derubricarlo a macchietta populista, come si fece con Bossi agli inizi degli anni ’90, dimostrerebbe anche l’incapacità di analizzare ciò che sta avvenendo nella società.

Per me il voto a Grillo è un fattore positivo e di novità. Ora, però, è il momento di ricostruire il Paese. E pensare seriamente al rilancio economico e all’innovazione. Solo il centrosinistra può farlo. L’alleanza Pd-Idv-Sel è la base da cui ripartire. Tutti lo sanno e per questo cercano di bloccare l’operazione. La critica che più spesso si sente è ‘ma non riusciranno a governare, faranno la fine dell’Unione di Prodi’. Che baggianata ( e non fatemi diventare volgare).

I partiti, partitini, movimenti, gruppuscoli, atomi, uomini-partito, corti dei miracoli, dell’Unione erano decine, per cui era impossibile metterli d’accordo. Ma c’è dell’altro: Berlusconi comprava i senatori. L’Unione cadde anche per quello. Un’alleanza vera, come quella che Idv propone, si fonda su un programma di governo e su quello si deve cominciare a lavorare immediatamente. Rinnoviamo l’invito a Bersani e Vendola, per costruire subito un nuovo cantiere per il governo del Paese.

LEOLUCA, LA FORZA DEI NUMERI CONTRARI

Oggi è la giornata della vittoria di Leoluca Orlando, per il quale non ci sono parole. C’è solo una grande gioia. A lui ogni merito e l’onore dei grandi vincitori.

Soddisfazione e orgoglio per lui innanzitutto e per lo straordinario successo riportato. Ma anche per il nostro partito, per Italia dei Valori e per quella parte di Sicilia che dice no a quel potere oscuro, fatto di inciuci, di compromessi al ribasso, di accordi in segrete e tetre stanze, che tiene ancora oggi la Sicilia sotto scacco.

La vittoria di Leoluca Orlando oggi, come quella di Luigi De Magistris ieri, ha riflessi e significati importanti e rivoluzionari a livello nazionale. E’ evidente che il vecchio schema di vent’anni fa “quercia e cespugli” è morto e sepolto per sempre. Il modello grande pianeta-partito e partiti satelliti non esiste più. Non è davvero una questione di percentuale, è molto di più. Oggi i cespugli non ci sono più. Italia dei Valori, che conferma un positivo trend in tutt’Italia, ha idee e progetti per governare il paese e su questo intendiamo confrontarci alla pari nel cantiere del centrosinistra.

Dicevo, è molto di più. Quando il centrosinistra perde la bussola, come a Palermo e Napoli, Italia dei Valori con forza sa vincere contro ogni previsione e contro la forza apparente dei numeri contrari.

Italia dei Valori, da oggi, ha unico obiettivo: lavorare perché in Italia si cominci a costruire il dopo Monti.

MONTI TRA HOLLANDE MERKEL E SPINELLI

Salutiamo François Hollande, nuovo presidente della Francia. Riflettiamo sul voto greco, che ha bocciato il rigore ma ha portato i neonazisti in Parlamento per la prima volta nella storia ellenica. Gioiamo per il raggiungimento del quorum in Sardegna per il referendum regionale sull’abolizione delle province. E aspettiamo l’esito di questa tornata elettorale italiana.

I francesi e soprattutto i greci hanno lanciato un messaggio all’Europa, alla Germania della Merkel in particolare. L’Europa, così com’è, non piace più. Il grande sogno di Spinelli e di generazioni di europei si sta rivelando incapace di gestire gli effetti sociali della crisi economica.

Siamo tra coloro che vogliono un’altra Europa, più giusta, più attenta alle esigenze dei cittadini, meno a quelle della finanza e delle banche. I francesi hanno tracciato una nuova rotta di cui dovrà tener conto anche il governo Monti.

Dovrebbe tener conto, perché sembra che il premier italiano, in realtà, intenda sostituirsi a Sarkozy nel rapporto privilegiato con la Merkel. Una sorta di asse Roma-Berlino. A parte il fatto che rievoca un periodo drammatico e nero della storia contemporanea, quest’asse è un errore grave.

Il contenimento della spesa (giusto e necessario) attraverso l’aumento della pressione fiscale e la riduzione degli investimenti è una scelta suicida. Monti, d’accordo con la Merkel, ha fatto questo, alimentando la spirale recessiva che sta strozzando l’economia italiana.

Con la vittoria di Holland e con il voto greco (vittoria degli estremismi che condannano l’Ellade all’ingovernabilità) cambia lo scenario. L’Europa deve cambiare se vuole davvero diventare il grande e nobile sogno di Altiero Spinelli e del Manifesto di Ventotene.